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Impronta ottica digitale

Impronta Ottica Digitale

I fratelli Alessandro e Andrea Agnini sono tra gli esperti mondiali di Odontoiatria Digitale. Il loro libro “Digital Dental Revolution”, pubblicato nel 2014, tratta di come le nuove tecnologie disponibili sul mercato, come gli scanner intra orali, combinate con i nuovi materiali di produzione industriale abbiamo standardizzato i processi di lavorazione, migliorando l’accuratezza dei manufatti protesici finali ed allo stesso tempo il comfort per i pazienti.

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Per Saperne di Piu:

Gli scanner intraorali permettono all’odontoiatra di rilevare un’impronta ottica, attraverso l’utilizzo di una fonte luminosa, e di ottenere modelli 3D del paziente senza dover impiegare cucchiai, paste (alginato, gesso, silicone o polietere) e cere di masticazione, normalmente usati nella tradizionale rilevazione fisica dell’impronta.

L’impronta tradizionale è certamente poco gradita ai pazienti, per i quali rappresenta un momento di disagio, e può rilevarsi complessa per il clinico. La possibilità di sostituire efficacemente la tradizionale rilevazione fisica dell’impronta rappresenta il principale vantaggio dell’impronta ottica.

Ulteriori vantaggi sono rappresentati dalla verifica immediata della qualità dell’impronta, e dalla possibilità di ottenere modelli 3D facilmente inviabili al laboratorio per via elettronica, con notevole risparmio di tempo; non ultimo, l’impronta ottica rappresenta oggi un potente strumento di comunicazione delle necessarie terapie con il paziente.

Gli scanner intraorali sono scanner 3D. La scansione 3D è un processo che, attraverso una serie di complesse operazioni, permette di partire da un oggetto fisico ed ottenere una rappresentazione tridimensionale dello stesso. In sostanza, lo scanner 3D proietta sulla superficie dell’oggetto da analizzare una fonte luminosa (luce strutturata o laser); la deformazione che tale fonte luminosa subisce dall’oggetto viene catturata tramite una o più telecamere, e sfruttata per il calcolo delle coordinate tridimensionali attraverso un potente software di elaborazione, in grado di gestire nuvole di punti e generare mesh.

Nonostante la complessità di questi apparecchi, rilevare un’impronta ottica è piuttosto semplice: è sufficiente introdurre la punta dello scanner all’interno del cavo orale e muoverla progressivamente al di sopra ed intorno ai denti. Un ultimo passaggio a denti chiusi permetterà di rilevare la masticazione.

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Grazie alla semplicità d’uso ed ai vantaggi che ne derivano, gli scanner intraorali cominciano a diffondersi negli studi odontoiatrici, e sempre più colleghi si interessano all’acquisto di tali macchinari e conseguentemente si interfacciano con gli esperti del settore per poter essere performanti con questi nuovi strumenti.

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